Il massiccio Montovolo-Vigese, Grizzana Morandi (Bologna)
Saggio di analisi critica delle fonti

Montovolo nell'antichità

Fonti, evidenze e limiti dell'interpretazione storica
Luogo: Massiccio Montovolo-Vigese, Appennino bolognese Periodo: V–II sec. a.C. (presenza etrusca) Comune: Grizzana Morandi (BO) Quota: 769 m s.l.m. Autore: Marco Michelini Ricerche ed editing: Luigi Vannini
Carta dei siti
Principali luoghi citati nel saggio — Appennino bolognese, V–II sec. a.C.

1. Premessa metodologica

Il dibattito sulla presenza etrusca e romana a Montovolo è un caso esemplare di come la storiografia locale possa oscillare tra intuizioni fondate e costruzioni speculative. Attorno a questo massiccio dell'Appennino bolognese si sono accumulate ipotesi di grande suggestione: un santuario dedicato a Iuppiter Appenninus, un centro oracolare etrusco, connessioni con la dea Pale. Separare ciò che le fonti documentano da ciò che l'interpretazione aggiunge è il compito preliminare di questo saggio.

Il metodo adottato è quello indicato da Angela Donati per l'epigrafia della valle del Reno: partire dai dati materiali certi, valutare con prudenza le inferenze toponomastiche, resistere alla tentazione di costruire narrazioni ampie su reperti isolati. Come osserva la sintesi critica del 2025, molte ricostruzioni su Montovolo seguono uno schema ricorrente: un toponimo, una leggenda, un reperto isolato, una coincidenza simbolica, da cui si costruiscono teorie molto più ampie di quanto le prove consentano.

«La ricerca ha portato a un dato significativo che modifica parzialmente il quadro: esiste nella stessa area geografica di Montovolo — nel comune di Grizzana Morandi — un santuario etrusco documentato con scavi regolari, bronzetti votivi e un'iscrizione. Il sito di Monteacuto Ragazza non è Montovolo, ma la sua esistenza dimostra che la frequentazione etrusca religiosa dell'area non è solo una congettura toponomastica.»
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2. Il massiccio e la sua posizione nella viabilità antica

Montovolo — più propriamente il massiccio Montovolo-Vigese — si colloca su un crinale secondario che si stacca dallo spartiacque appenninico tra il monte Calvi e il monte della Scoperta, separando le valli della Setta e del Reno prima di abbassarsi verso la loro confluenza. Questa caratteristica geomorfologica è il punto di partenza di ogni riflessione sulla sua rilevanza in età antica.

Zagnoni sottolinea come la zona di Montecavalloro-Grizzana costituisse storicamente lo snodo per la scelta delle vie transappenniniche: da qui si diramano i percorsi verso Bombiana, Castel di Casio e Le Mogne. Il progetto universitario dell'Università di Bologna «Le vie degli Etruschi in Appennino» studia sistematicamente questa area come caso privilegiato per comprendere le strategie insediative etrusche nella valle del Reno-Setta-Limentra durante il VI–IV secolo a.C., superando la visione tradizionale che considerava l'Appennino solo come corridoio commerciale.

Il contesto etrusco più prossimo è la città di Kainua, l'odierna Marzabotto, fondata intorno al 500 a.C. nel fondovalle del Reno. Lungo il crinale Reno-Setta si muovevano le merci e probabilmente anche i devoti verso i santuari appenninici. La via etrusca del travertino da Kainua a Labante — documentata dagli archeo-trekking universitari — testimonia come questa rete di percorsi fosse strutturata e frequentata.

Area archeologica di Kainua, Marzabotto
Area archeologica di Kainua (Marzabotto). Fondata intorno al 500 a.C., Kainua è l'esempio più completo di pianificazione urbana etrusca. Il Museo Nazionale Etrusco «Pompeo Aria» ne conserva i materiali. — © Wikimedia Commons
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3. Il quadro regionale: Etruschi e Celti nell'Appennino bolognese

Per valutare le ipotesi su Montovolo è indispensabile conoscere il quadro della presenza etrusca documentata nell'Appennino bolognese. Due siti offrono la misura di ciò che un insediamento etrusco riconosciuto comporta in termini di evidenze materiali.

Monte Bibele (Monterenzio)

Monte Bibele, Monterenzio
Monte Bibele, Monterenzio (BO). Il complesso archeologico etrusco-celtico più importante dell'Appennino italiano. L'insediamento si sviluppò a partire dalla fine del V sec. a.C.; verso il 350 a.C. giunse una componente celtica che convisse pacificamente per almeno tre generazioni. — © Wikimedia Commons

Il sito di Monte Bibele, nel comune di Monterenzio, è il complesso archeologico etrusco-celtico più importante dell'Appennino italiano. A partire dalla fine del V secolo a.C. si sviluppò sull'acrocoro (500–600 m s.l.m.) un insediamento di circa 300 persone, composto da abitazioni costruite su terrazze in pietra con strutture lignee. Intorno al 350 a.C. giunse una componente celtica, probabilmente i Galli Boi, che convisse pacificamente con gli Etruschi per almeno tre generazioni: le tombe miste (guerrieri celti, donne etrusche) lo attestano.

Gli scavi hanno portato alla luce 170 tombe intatte con corredi di grande ricchezza. In una sorgente sacra (stipe votiva) sono state recuperate 195 statuette votive in bronzo e vasetti miniaturistici. Il sito fu distrutto da un incendio tra il 200 e il 187 a.C., probabilmente in connessione con le operazioni militari romane che seguirono la fondazione di Bononia (189 a.C.).

Il termine di paragone

Monte Bibele è il termine di paragone obbligato: questa è la densità di evidenze che permette di parlare con certezza di un centro etrusco. Votive deposits, strutture, iscrizioni, necropoli — tutto concorre a un quadro coerente e non ambiguo. Qualsiasi affermazione su Montovolo va misurata rispetto a questo standard documentale.

Il santuario etrusco di Monteacuto Ragazza (Grizzana Morandi)

Il dato più rilevante per la questione di Montovolo è l'esistenza di un santuario etrusco documentato nel comune di Grizzana Morandi — lo stesso comune in cui si trova Montovolo.

Il santuario di Monteacuto Ragazza fu scoperto nel 1882 per caso: un cacciatore, Diego Venturi detto Dagone, trovò tre bronzetti. Regolari scavi (U. Betti, G. Gozzadini) portarono alla luce un'area sacra all'aperto con recinto rettangolare in pietra a secco, un pozzo votivo (11 statuette), un blocco di travertino modanato riconosciuto come altare, e una pietra con iscrizione dedicatoria etrusca.

Bronzetti etruschi votivi, Museo Civico Archeologico di Bologna
Bronzetti etruschi votivi. Le statuette di Monteacuto Ragazza (oggi al Museo Civico Archeologico di Bologna) rappresentano offeranti. Due esemplari di qualità eccezionale datano al 480 a.C. circa. — © Wikimedia Commons
Offerente etrusco, bronzetto votivo
Iscrizione etrusca dedicatoria. Il santuario di Monteacuto Ragazza è il sito etrusco documentato più prossimo a Montovolo. La pietra iscritta è conservata al Museo Civico Archeologico di Bologna. — © Wikimedia Commons

In totale furono recuperati 14 bronzetti e la pietra iscritta, tutti oggi conservati al Museo Civico Archeologico di Bologna. Il santuario è caratterizzato come sito religioso isolato lungo un antico passo montano che collegava l'Etruria tirrenica all'Etruria padana — non un santuario urbano, ma una stazione sacra lungo le vie transappenniniche. Cronologicamente copre un arco dal V al III secolo a.C.

«L'importanza di Monteacuto Ragazza per il dibattito su Montovolo è duplice. Da un lato dimostra che la frequentazione etrusca religiosa dell'area non è una congettura: a pochi chilometri di distanza esisteva effettivamente un santuario etrusco di passo. Dall'altro, precisamente per questo, rende ancora più significativa l'assenza di analoghi ritrovamenti su Montovolo.»
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4. Il graffito della Limentra: l'unica testimonianza scritta diretta

Il documento epigrafico più importante collegato alla presenza etrusca nell'area prossima a Montovolo è il cosiddetto graffito della Limentra, rinvenuto nel 1957–58 a monte di Badi nella valle del Limentra e pubblicato per la prima volta da Giancarlo Susini.

Si tratta di un graffito inciso su una ciotola di impasto rozzo — fabbricata probabilmente dal possessore diretto, forse un pastore, e usata anche come scaldino per braci. I caratteri sono dell'alfabeto latino, in scrittura corsiva, ma la lingua è etrusca. Angela Donati, che ne ha pubblicato la più completa analisi filologica, legge nella seconda riga:

affnin arse v[erse] — graffito della Limentra, III–II sec. a.C. — da Donati 1997

La formula significa «Appennino, tieni lontano il fuoco»: un'invocazione apotropaica a Affnin, la divinità etrusca dell'Appennino, con la formula arse verse attestata dal grammatico latino Sesto Pompeo Festo: Arseverse averte ignem significat. Tuscorum enim lingua arse averte, verse ignem constat appellari.

Due limiti interpretativi

1. Il graffito è stato trovato nella valle del Limentra, non a Montovolo. La connessione geografica è plausibile — la Limentra è tributaria del Reno — ma non diretta.

2. Si tratta di un oggetto domestico-pastorale, non di un ex voto, non di un documento cultuale strutturato. Come osserva Donati: «la ciotola del Limentra non è una iscrizione su pietra, ma solo un oggetto nelle mani di un abitante della valle».

Il nome etrusco dell'Appennino — Affnin, con l'ipotesi di Giovan Battista Pighi che potrebbe celare [Tin] Affnin, «il Giove dell'Appennino» — è il punto di contatto tra la divinità etrusca e il successivo Iuppiter Appenninus romano.

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5. L'ipotesi del santuario di Iuppiter Appenninus

Sulla base del graffito della Limentra e del toponimo medievale Mons Iovis (Monte Giove), Guidanti e Zagnoni hanno avanzato nel 1997 l'ipotesi che Montovolo ospitasse un santuario dedicato a Iuppiter Appenninus, il dio romano che assorbe e sincretizza la divinità apenninica degli Etruschi.

L'argomento geografico è solido: Guidanti propone che su Montovolo debba essere individuato il «punto chiave per la viabilità antica dell'alto Reno», poiché la cima è visibile scendendo da numerose valli vicine e costituisce un inconfondibile punto di riferimento. I santuari transappenninici sorgevano spesso in luoghi elevati, visibili da lontano, posti lungo o in prossimità dei valichi: Montovolo soddisfa tutti questi criteri geografici.

Guidanti individua un percorso sacro specifico: Marzabotto–Montaguragazza–Castiglione dei Pepoli, con Montovolo come tappa fondamentale. Il culto di Appenninus è attestato lungo la valle tra il III e il II secolo a.C.; il successivo culto cristiano di San Giovanni sul monte — con i suoi attributi (il fulmine, la vita eremitica in luoghi elevati) — potrebbe riflettere un sincretismo con le qualità di Giove Appennino.

Il problema rimane quello delle evidenze dirette. Nessuna struttura architettonica, nessun deposito votivo, nessuna iscrizione è stata finora identificata sulla cima di Montovolo. L'ipotesi è geograficamente e culturalmente coerente, e il contesto regionale la rende più plausibile grazie al parallelo di Monteacuto Ragazza; ma resta un'ipotesi.

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6. Monte Palense e la dea Pale

Il nome più antico documentato per il massiccio è Monte Palense, attestato in documenti medievali dell'XI secolo. Alcuni studiosi lo collegano alla dea romana Pale, divinità della pastorizia festeggiata il 21 aprile con i Palilia, riti purificatori che prevedevano l'uso del fuoco — suggestivo incrocio con la formula apotropaica del graffito della Limentra («allontana il fuoco»).

La difficoltà è documentaria: le prime attestazioni sicure di Monte Palense sono medievali, e alcuni dei documenti più antichi che lo citano sono considerati interpolati o apocrifi dagli storici. Un'alternativa ugualmente plausibile è che Palense derivi semplicemente da una radice connessa al paesaggio pastorale, senza implicare una divinità specifica. La questione resta aperta.

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7. L'ipotesi del centro oracolare etrusco: Baccolini e la discussione

Negli ultimi decenni la pubblicistica su Montovolo è stata dominata dall'ipotesi di Graziano Baccolini, docente all'Università di Bologna, che in due volumi — La Montagna Etrusca. Simboli e Misteri (2008) e I Misteri di Montovolo. Centro Oracolare Etrusco (2017) — ha proposto di identificare Montovolo come un centro oracolare etrusco, «il primo etrusco ad essere conosciuto».

L'ipotesi si articola su tre elementi. Il primo è l'etimologia del nome: Montovolo deriverebbe da «monte dell'ovolo», la pietra ovale che nei centri oracolari mediterranei simboleggiava l'omphalos, l'ombelico del mondo. Il secondo è la lettura simbolica della lunetta del santuario: il cerchio con cinque fori a croce come simbolo dell'omphalos e le due colombe come «piccioni viaggiatori» usati per creare reti di comunicazione tra centri oracolari, analogamente a Delfi. Il terzo è la sequenza cultuale: centro oracolare etrusco → dea Pale → Iside → Vergine nera.

Santuario di Montovolo — lunetta medievale
Santuario della Beata Vergine della Consolazione di Montovolo. La lunetta scolpita al di sopra dell'ingresso (datata 1211) è al centro dell'interpretazione oracolare di Baccolini. La letteratura accademica ne sottolinea invece il perfetto inquadramento nell'iconografia cristiana medievale. — © Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

L'ipotesi ha avuto grande diffusione popolare e ha contribuito significativamente alla valorizzazione turistica del sito. Dal punto di vista storiografico, tuttavia, presenta problemi metodologici seri. La sintesi critica del 2025 e la letteratura accademica segnalano che «l'evidenza portata da Baccolini non è sufficiente a confermarla». I motivi sono strutturali:

L'assenza è totale, non parziale. Il confronto con Monte Bibele e Monteacuto Ragazza — dove votive deposits, altari e iscrizioni sono stati effettivamente trovati — rende ancora più evidente lo iato tra la documentazione disponibile e le affermazioni di Baccolini.

Va rilevato, per completezza, che un'osservazione di Baccolini è filologicamente interessante indipendentemente dall'ipotesi oracolare: il monte è effettivamente chiamato con un nome che potrebbe avere radici pre-latine, e la continuità dei luoghi di culto in posizione elevata e visibile dall'esterno è un fenomeno ben documentato nell'Appennino. L'intuizione geografica — Montovolo come luogo sacro di riferimento per i transiti appenninici — è condivisa dalla letteratura accademica, anche se le specifiche conclusioni di Baccolini non lo sono.

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8. Le evidenze archeologiche dirette su Montovolo

Lo stato delle evidenze materiali direttamente relative a Montovolo è il nodo più critico. Secondo Tamarri — citato nella sintesi critica — sul monte stesso non sarebbero stati rinvenuti reperti etruschi significativi. Altre fonti menzionano ritrovamenti alla Serra dei Coppi, a Cantalia e presunte sepolture nella zona detta la Castellina, ma la documentazione è frammentaria, la provenienza dei materiali non sempre chiara, e i reperti non risultano conservati o esposti al Museo Civico Archeologico di Bologna.

Donati offre la spiegazione strutturale di questa lacuna documentaria: «la pietra di queste terre non è adatta alle iscrizioni» e «la mancanza di un centro urbano organizzato ha portato a trascurare la ricerca e l'utilizzo di una pietra idonea alla scrittura». La società appenninica pre-romana era fondamentalmente rurale e pastorale: non produceva automaticamente la documentazione scritta e materiale che caratterizza i centri urbani etruschi.

Il confronto con Monteacuto Ragazza è illuminante in senso opposto. Quel santuario fu scoperto per caso nel 1882 da un cacciatore. Montovolo non è mai stato oggetto di uno scavo sistematico moderno. Non sappiamo cosa ci sia nel sottosuolo della cima o nelle pendici immediate del santuario.

La cripta del santuario

Un tema ricorrente riguarda la cosiddetta cripta del santuario di Santa Maria. Le interpretazioni vanno dalla semplice cripta medievale a edifici di epoca tardo-antica, bizantina, fino al riutilizzo di un tempio etrusco. Zagnoni colloca l'origine di Santa Maria probabilmente nella tarda antichità o nell'alto Medioevo, senza fare riferimento a strutture pre-cristiane. Le attribuzioni più antiche non sono supportate da evidenze stratigrafiche pubblicate.

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10. Conclusioni: tre livelli di certezza

Al termine di questa rassegna critica è possibile distinguere tre livelli di affermazione.

Ciò che le fonti documentano

La presenza etrusca religiosa nel comune di Grizzana Morandi è documentata dal santuario di Monteacuto Ragazza (V–III sec. a.C.): 14 bronzetti votivi, un'iscrizione etrusca, un altare in travertino, conservati al Museo Civico Archeologico di Bologna. La formula religiosa etrusca legata ad Affnin era in uso nell'area tra III e II sec. a.C. (graffito della Limentra). La città etrusca di Kainua (Marzabotto) era il fulcro di un sistema di vie transappenniniche che attraversava l'area. Il massiccio Montovolo-Vigese era un punto di riferimento geografico di primaria importanza per la viabilità antica.

Ciò che rimane un'ipotesi plausibile

L'identificazione di Montovolo con un santuario di Iuppiter Appenninus è geograficamente e culturalmente coerente, rafforzata dall'esistenza del parallelo di Monteacuto Ragazza. Il toponimo Mons Iovis (Monte Giove) suggerisce che la memoria di un culto gioviano sia sopravvissuta al Medioevo. Il collegamento tra Monte Palense e la dea Pale è linguisticamente possibile.

Ciò che appartiene alla speculazione

L'identificazione di Montovolo come centro oracolare etrusco (Baccolini) non trova supporto nelle fonti materiali: né votive deposits, né sortes, né strutture architettoniche dedicate. L'etimologia da «ovolo/omphalos» è circolare. Le attribuzioni etrusche della cripta non sono supportate da stratigrafie pubblicate.

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11. Prospettive di ricerca

La questione non è chiusa: è in attesa degli strumenti adeguati. Le prospettive più promettenti:

  1. Scavo stratigrafico sistematico della sommità del monte e delle immediate adiacenze del santuario — strumento decisivo per verificare la presenza di strutture e depositi di età etrusca o romana.
  2. Ricognizione di superficie nell'area circostante, con attenzione ai siti citati nelle fonti (Serra dei Coppi, Cantalia, Castellina) e catalogazione dei materiali in collezioni locali.
  3. Analisi stratigrafica della cripta del santuario, con lettura delle murature e campionamento per datazione.
  4. Studio linguistico delle varianti medievali del toponimo Montovolo, in parallelo con la toponomastica appenninica comparata.
  5. Approfondimento del nodo Monteacuto Ragazza–Montovolo: i due siti fanno parte dello stesso sistema viario sacro?

Il progetto universitario «Le vie degli Etruschi in Appennino» dell'Università di Bologna rappresenta il quadro istituzionale in cui questi approfondimenti potrebbero trovare collocazione metodologica. Montovolo merita di entrare in modo più sistematico nell'agenda della ricerca accademica, al di là delle suggestive ricostruzioni della letteratura divulgativa.

Autori
Dott. Marco Michelini
Luigi Vannini

Fonti e sitografia

Fonti primarie e studi accademici

Pubblicazioni sull'ipotesi oracolare

Sitografia