Appennino Bolognese · 1943–1944

I Partigiani
di Montovolo

La battaglia del Vigese · Stradario 1944
Dott. Marco Michelini
con la memoria di Tullio Vannini
trascritta dal figlio Luigi Vannini

Campolo di Grizzana Morandi, 2026
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Presentazione

Una storia scritta per non dimenticare

Questo sito raccoglie due documenti complementari sulla Resistenza partigiana nel massiccio Montovolo-Vigese, sull'Appennino bolognese, nell'estate e nell'autunno del 1944. Due voci diverse, due sguardi: quello dello storico e quello del figlio.

Il Dott. Marco Michelini ricostruisce con rigore critico la formazione partigiana di Montovolo e la battaglia del Vigese combattuta dalla Sesta Divisione Corazzata Sudafricana contro le Waffen SS della 16ª Divisione «Reichsführer-SS» — gli stessi reparti responsabili della strage di Marzabotto.

Luigi Vannini trascrive i ricordi del padre Tullio, partigiano catturato nel settembre 1944 e liberato grazie a don Luigi Tommasini, parroco di Burzanella — figura centrale in entrambe le narrazioni.

Capitolo Primo

Inquadramento storico

La liberazione di Campolo

Campolo è stato liberato dai sudafricani agli inizi dell'autunno del 1944. Le truppe alleate sono passate sia dal Torlai che da Vigo: al Torlai hanno incontrato una feroce resistenza da parte delle Waffen SS della 16ª Divisione «Reichsführer-SS» — gli stessi reparti responsabili della strage di Marzabotto.

Mappa storica della zona, 1944
Mappa storica della zona Vigese-Montovolo, 1944

Il contesto strategico

La campagna d'Italia era vista da entrambi i contendenti come un modo di distrarre forze nemiche dal più importante fronte occidentale in Francia. I tedeschi avevano perso ogni fiducia negli italiani: il loro obiettivo era mantenere le principali vie di comunicazione sgombre e le immediate retrovie sicure.

Soldati tedeschi con cannone antiaereo sull'Appennino
Soldati tedeschi con artiglieria antiaerea sull'Appennino, estate 1944
Artiglieria tedesca nei pressi del fronte appenninico
Artiglieria tedesca nei pressi del fronte, agosto-settembre 1944
Il massiccio Vigese-Montovolo si presentava adatto a una battaglia di usura e rallentamento, e questa fu combattuta. Per poterla condurre era necessario sgomberare sia il bosco del Farneto — troppo vicino alle postazioni tedesche — sia la cima di Montovolo, addirittura sovrastante. — Dott. Marco Michelini

Lo schieramento dopo l'offensiva autunnale

Dopo l'offensiva di inizio autunno il fronte si stabilizzò fino a primavera. Secondo don Tommasini la dislocazione era la seguente:

Sudafricani
Camugnano, Carpineta, Verzuno, Riola
Brasiliani
Montecavalloro, Lissano
Americani
Grizzana
Inglesi
Creda, Lagaro, Castiglione dei Pepoli
Tedeschi
Castelnuovo, Vergato, Marzabotto
Terra di nessuno
Prada, Collina, Monteacuto
Capitolo Secondo

I partigiani di Montovolo

La formazione

Da testimonianze orali di abitanti di Campolo, già dai primi mesi del 1944 si era costituita a Montovolo una formazione partigiana numerosa, dotata di molti cavalli. Il santuario fungeva da dispensa, con grandi quantità di cibarie accatastate; i cavalli venivano lasciati al pascolo sulle cime del monte, allora completamente prive di alberatura.

Tra i partigiani di Montovolo: Mario Michelini (zio dell'autore), Tullio Vannini, Lino Degli Esposti detto «Banana».

Ufficiale delle Waffen SS passa in rassegna le truppe
Ufficiale delle 16ª Divisione Waffen SS «Reichsführer-SS» passa in rassegna le truppe

La fonte principale: don Luigi Tommasini

Per seguire le gesta di questi partigiani è necessario riferirsi al libro «La bufera» di don Luigi Tommasini, allora parroco di Burzanella — l'unico, a quanto risulta, che ne abbia scritto.

«Altre persone giunsero dalla Toscana, alcune perché avevano parenti a Burzanella, altre attratti dalla voce che il parroco di Burzanella poteva proteggerli e magari trovar loro un posto di lavoro.» — Don Luigi Tommasini, La bufera, cap. XXI

La crisi della formazione e gli infiltrati

All'inizio dell'estate 1944 si presentarono individui millantando di essere stati inviati dal Comando della Stella Rossa di Monzuno, assumendo la direzione della formazione. A costoro sembrano imputabili un aumento delle requisizioni e il fallito attentato a Duilio Pisi. Dopo questo episodio sarebbero arrivati funzionari autentici della Stella Rossa, che avrebbero fucilato il capo degli infiltrati.

Nota critica: Di fatto la formazione di Montovolo era già in crisi all'arrivo dei tedeschi: pare non ci fosse più da mangiare e che pochi presidiassero il santuario. È per questo che lo zio Mario e Vannini furono arrestati a casa, dove stavano consumando un pasto.
1944
Capitolo Terzo

Episodi salienti dell'estate-autunno 1944

17 luglio 1944
La caccia alla spia: Oliviero Faggioli
Don Tommasini smascherò la spia: Oliviero Faggioli di Orelia, «gerarchetto scaltro della RSI» che fingeva di fare il doppio gioco con i partigiani, rifornendoli di armi e munizioni difettose. Fu fucilato a Burzanella il 17 luglio.
18 luglio 1944
Il rastrellamento del bosco del Farneto
I tedeschi salirono da Vergato e scesero da Castiglione. Don Tommasini riuscì a far rilasciare dieci persone; due partigiani furono fucilati a Burzanella, tre caddero in combattimento. La colonna partita da Vergato fu intercettata a Monteacuto dalla Stella Rossa del «Lupo» (Mario Musolesi) e respinta con perdite.
9–10 agosto 1944
Il fallito attentato a Pisi
I partigiani attentarono — pare per la terza volta — alla vita del reggente del Fascio di Riola, Duilio Pisi. Il reggente riuscì a fuggire. Sul terreno rimase il partigiano Clemente Borelli, gravemente ferito; Tullio Vannini fu anch'egli ferito.
14 settembre 1944
La scoperta del covo di Montovolo
Tre soldati tedeschi salirono a Montovolo e scoprirono che era un covo partigiano. La mattina seguente i tedeschi arrestarono: Felice Contavalli, Luigi Contini, Tullio Vannini, Nello Benassi, Mario Michelini, Gianni Piccinelli e Adolfo Verri. I tedeschi avevano una lista precisa di nomi e indirizzi.
17 settembre 1944
Le liberazioni operate da don Tommasini
Don Tommasini si recò a Castiglione e ottenne la liberazione di tutti gli arrestati. Il 19 settembre Tullio Vannini e Luigi Contini furono nuovamente arrestati; il 20 settembre don Tommasini li liberò di nuovo alla Rocchetta Mattei.
Chi ha denunciato i sette? Don Tommasini non ha dubbi: Duilio Pisi, reggente del Fascio di Riola, per rivalità commerciale con la famiglia Contini di Campolo. Il capitano tedesco confermò: «Sono stati denunciati come banditi».
Capitolo Quarto

La battaglia del Vigese

Settembre – Ottobre 1944

La Sesta Divisione Corazzata Sudafricana

Dal 1943 i dominion britannici del Sudafrica parteciparono alla Seconda guerra mondiale con un'unica grande unità: la Sesta Divisione Corazzata Sudafricana, composta da brigate corazzate, motorizzate, reggimenti di artiglieria, reparti del genio e servizi logistici. Inquadrata nella 5ª Armata americana, la divisione arrivò a Castiglione dei Pepoli agli inizi di settembre 1944.

Carri armati sudafricani in sosta in un paese dell'Appennino
Carri armati sudafricani (Archivio NARA), autunno 1944
Fanteria alleata avanza su una strada dell'Appennino
Fanteria alleata avanza sull'Appennino bolognese, ottobre 1944

Cronologia degli scontri (3–7 ottobre 1944)

3 ottobre
L'attacco al Vigese — da Lagaro
La divisione attaccò il Vigese da Lagaro. Le posizioni tedesche erano difese dalla 16ª Divisione granatieri corazzati SS «Reichsführer-SS Himmler». I sudafricani conquistarono Cardeda e Torlai dopo brevi scontri, ma alle 23:30 i tedeschi contrattaccarono.
4–5 ottobre
Scontri al Torlai — preso e perso tre volte
Il giorno 4 i sudafricani tentarono di riconquistare il Torlai ma furono sanguinosamente respinti. Un nuovo tentativo notturno riuscì, ma all'alba del 5 ottobre un massiccio contrattacco tedesco li scacciò nuovamente; la situazione si stabilizzò con i tedeschi al Torlai e i sudafricani a Cardeda.
Notte 5–6 ottobre
L'attacco silenzioso alla vetta del Vigese
I sudafricani si concentrarono a Greglio e presero Vigo. All'alba del 6 ottobre un plotone avanzò nella fitta nebbia senza preparazione di artiglieria. Piombarono sulla posizione tedesca cogliendo la guarnigione completamente di sorpresa. Furono fatti nove prigionieri, tra cui il capitano comandante l'area Vigese-Vigo.
7 ottobre 1944
Liberazione di Campolo
I tedeschi al Torlai, vedendo minacciata la loro via di ritirata, evacuarono approfittando della pioggia battente e della nebbia. Le pattuglie sudafricane trovarono sgombro il massiccio di Montovolo e Campolo con evidenti segni di una ritirata massiccia.
Soldati avanzano su un costone erboso
Soldati in avanzata su un costone appenninico, ottobre 1944
Carri armati distrutti dopo la battaglia
Mezzi corazzati distrutti dopo la battaglia del Vigese
Note critiche dai diari sudafricani: Il Torlai fu abbandonato dai tedeschi, non conquistato dai sudafricani. I carri armati, usati nel secondo attacco, rimasero impantanati nel fango. La decisione tedesca di ritirarsi va letta anche in relazione ai progressi americani in Val di Setta.

La via della ritirata e il ponte di Riola

Resta aperta la questione di quale strada abbiano percorso i tedeschi in ritirata. Il ponte di Riola era già distrutto; quello della Carbona era transitabile da mezzi militari?

Il ponte antico di Riola prima della guerra
Il ponte antico di Riola, prima dei bombardamenti
Il ponte di Riola riadattato dagli Alleati dopo il bombardamento
Il ponte di Riola riadattato dagli Alleati dopo il bombardamento
Capitolo Quinto · Allegato A

Memoria di un Partigiano

Ricordi di Tullio Vannini, trascritti e annotati dal figlio Luigi Vannini

Questo testo nasce dalla voce di mio padre Tullio Vannini, della sorella Lilia Vannini e della Madre Antonietta Palmieri. Ho cercato di trascrivere i loro ricordi affiancando alla narrazione i riferimenti storici che li illuminano, attingendo in primo luogo al volume «La bufera» di don Luigi Tommasini. Ho conservato la mia voce di figlio: non sono uno storico, e non voglio fingere di esserlo.

— Luigi Vannini

L'inizio della ribellione

«Cosa fa l'Italia?» — domandò con voce ferma, quasi di sfida, il soldato Tullio Vannini, rivolgendosi ai suoi commilitoni. E i compagni risposero in coro: «Fa schifo!». Quel breve scambio conteneva il germe di una ribellione. La sfiducia nell'impresa bellica del regime serpeggiava da anni tra i soldati italiani, logorati da campagne disastrose in Africa, nei Balcani e in Russia.

L'8 settembre e la fuga

Poi venne l'8 settembre 1943. Quel giorno l'Italia firmava l'armistizio con gli Alleati, e l'esercito si ritrovò improvvisamente senza ordini, senza comando, senza patria. Fu allora che Tullio decise di scappare — tornare verso la sua terra, le montagne che conosceva.

«L'8 settembre fu per molti il giorno più lungo della vita: non perché qualcosa finisse, ma perché tutto, improvvisamente, doveva ricominciare.» — Roberto Battaglia, Storia della Resistenza italiana, Einaudi, 1953

Circa seicentomila soldati italiani rifiutarono di consegnarsi ai tedeschi e scelsero strade diverse: la fuga, la clandestinità, la montagna. Era l'inizio di ciò che la storiografia ha chiamato «la scelta».

La vita nei boschi

La vita del fuggiasco era dura, segnata dalla fame e dall'incertezza. Ogni tanto, spinto dal bisogno, Tullio faceva ritorno alla casa materna. I genitori lo accoglievano con amore, ma anche con timore. Antonietta, la madre, piangeva e lo supplicava di non esporsi.

In questo periodo si stava formando a Montovolo una banda partigiana che avrebbe riunito diversi giovani della zona — tra cui Mario Michelini e Lino Degli Esposti detto «Banana».

Carri armati alleati su una strada dell'Appennino
Mezzi alleati sull'Appennino bolognese, estate-autunno 1944

La cattura

Un giorno i tedeschi piombarono improvvisamente nella casa di Tullio. Si nascose in un piccolo gabinetto esterno, trattenendo il fiato. I tedeschi cominciarono a interrogare il padre Luigi, colpendolo col calcio del fucile. Fu allora che Tullio uscì dal nascondiglio e si consegnò. Era il 15 settembre del 1944.

Mio padre fu tra loro. Uscì dal nascondiglio non per resa, ma per amore — per non vedere il padre percosso davanti ai suoi occhi. C'è in questo gesto qualcosa che va oltre il coraggio militare: è la forma più antica e più umana di responsabilità. — Luigi Vannini

La prigionia e la liberazione

Insieme ad altri compagni, venne condotto nelle prigioni di Castiglione dei Pepoli, ricavate nell'antico palazzo dei Pepoli. La voce correva: sarebbero stati giustiziati. Tullio si chiedeva: «Come saremo, da morti?».

Don Luigi Tommasini partì il 16 settembre con don Nascetti — digiuni, a piedi, rischiando di persona. Il 17 settembre il capitano Telgelman acconsentì: Tommasini mostrò i documenti del cantiere della Todt, garantì che i prigionieri sarebbero stati suoi operai, e il capitano salì alle celle e scese con tutti e sette.

Epilogo

Ho scritto questo testo cercando di stare il più vicino possibile alla sua voce. Don Tommasini mi ha aiutato: la sua «La bufera» è un libro imperfetto, a tratti compiaciuto, ma è l'unico che abbia messo per iscritto ciò che è accaduto in questi luoghi, con questi nomi, in quegli anni. Senza di lui, molte cose sarebbero rimaste nell'ombra.

E io, suo figlio, oggi le scrivo, affinché non vadano perdute, affinché la voce di chi ebbe il coraggio di opporsi continui a risuonare. Perché la storia, se non viene raccontata, rischia di svanire come polvere al vento. — Luigi Vannini
Capitolo Sesto

Luoghi e persone

Protagonisti

Tullio Vannini
Partigiano di Montovolo
Catturato il 15 settembre 1944, liberato grazie a don Tommasini. Padre di Luigi Vannini.
Don Luigi Tommasini
Parroco di Burzanella
Figura centrale della Resistenza locale. Autore di «La bufera». Ottenne la liberazione di partigiani rischiando la vita.
Mario Michelini
Partigiano — zio dell'autore
Tra i partigiani di Montovolo. Arrestato insieme a Tullio Vannini il 15 settembre 1944.
Lino Degli Esposti «Banana»
Partigiano di Montovolo
Membro della formazione. Fratello di Adriano, assassinato dai tedeschi durante la ritirata a Cavallino.
Duilio Pisi
Reggente del Fascio di Riola
Sopravvissuto a tre attentati. Secondo don Tommasini, denunciò i sette partigiani per rivalità commerciale con i Contini.
Felice Contavalli
Studente liceale, aspirante seminarista
Sfollato a Vigo. Tentò di avvertire i partigiani il 14 settembre. Arrestato e liberato insieme agli altri.
Mario Musolesi «il Lupo»
Comandante della Stella Rossa
La sua brigata di Monzuno respinse la colonna tedesca partita da Vergato nel luglio 1944.
Dott. Marco Michelini
Autore della ricerca storica
Nipote di Mario Michelini. Autore de «I Partigiani di Montovolo». Campolo di Grizzana Morandi, 2026.

I luoghi della memoria

MontovoloVigeseTorlai CampoloBurzanellaCastiglione dei Pepoli CamugnanoBosco del FarnetoGrizzana Morandi Riola di VergatoRocchetta MatteiVimignano Serra dei CoppiMulino del LimentraMarzabotto GreglioCardedaOrelia Monteacuto VallesePalazzo dei Pepoli

Fonti principali

Don Luigi Tommasini, «La bufera». Tipografia Compositori, Bologna. Racconto autobiografico della Resistenza nel territorio di Burzanella e del massiccio Montovolo-Vigese.

Testimonianze orali di Tullio Vannini, raccolte dal figlio Luigi nel corso degli anni. Fonte primaria per la Memoria (Allegato A).

Testimonianze orali di abitanti di Campolo di Grizzana Morandi, raccolte dall'autore nel corso di diversi anni.

Diari di guerra sudafricani, consultati per la ricostruzione della battaglia del Vigese (ottobre 1944).

Roberto Battaglia, «Storia della Resistenza italiana». Einaudi, Torino, 1953.

Archivio di Stato: atti del processo a Malossi di Lagaro per delazioni ai tedeschi nel rastrellamento del Farneto.